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 Newsletter IV, anno XII, dalla redazione di ETFplus.net
Edizione del 13 Aprile 2016
 Utilizzo degli Etf sul reddito fisso nell’attuale contesto di mercato

All’interno del Salone del Risparmio 2016, MondoETF ha organizzato una conferenza per approfondire le tematiche relative agli Etf focalizzati sul mercato obbligazionario, prodotti che nel corso degli ultimi anni hanno registrato dati di raccolta estremamente positivi.

Marcello Chelli, referente per gli Etf di Lyxor in Italia, ha così evidenziato alcuni dei motivi di questo successo: “Gli Etf consentono un'elevata diversificazione con un singolo trade, senza la necessità di dover fare il rolling dell'acquisto dei bond una volta che essi siano giunti a scadenza. Inoltre, tramite gli Etf è possibile investire in nicchie di mercato, come ad esempio il segmento obbligazionario corporate high yield con rating compreso BB- e BB+, che hanno, al momento, un tasso di default molto contenuto, pari allo 0,76%”.

Anche Simone Rosti, responsabile UBS ETF Italia, ha sottolineato come “esistano diversi aspetti che rendono allettante l'investimento in Etf sul reddito fisso: il basso livello dei costi, l'efficienza dimostrata nel tempo da questi prodotti e una certa delusione degli investitori per i risultati conseguiti dai gestori attivi rispetto al loro benchmark. In aggiunta, grazie agli Etf euro hedged, è possibile accedere al mercato dei bond corporate e governativi americani, senza esporsi al rischio di cambio”.

Fabrizio Palmucci, Fixed Income specialist di Source, ha invece messo in luce due interessanti opportunità d’investimento: “Nell'attuale contesto di tassi d'interesse molto bassi e addirittura in molti casi negativi, il mercato delle obbligazioni high yield americano presenta un rendimento pari all'8,5%. Inoltre, grazie alla gestione attiva, possiamo massimizzare i rendimenti degli Etf monetari, avendo, rispetto a un fondo monetario tradizionale, una più estesa curva di duration e la possibilità di selezionare titoli più rischiosi, ma con rendimenti più elevati”.

Un'altra possibile soluzione per chi è alla ricerca di yield nel reddito fisso è quella del debito emergente. Secondo Giancarlo Sandrin, head of Asset Management Clients di iShares, “l'investimento nelle obbligazioni emerging market va considerato all'interno della propria asset allocation di portafoglio, differenziando tra l'esposizione in hard currency (in dollari), da quella in local currency; nonostante presentino dei rendimenti inferiori rispetto a quelli dell'high yield americano, lo yield di distribuzione per i titoli governativi è, rispettivamente, del 4,6% e 6%, a oggi”.

Vincenzo Sagone, head of ETF & Indexing Business Unit di Amundi Sgr, ha rivelato che, “sulla base di una nostra recente indagine, la suddivisone del mercato obbligazionario europeo nella fascia tra 1 e 5 anni, considerando solamente i titoli con un rendimento positivo, è la seguente: 2% titoli di Stato di paesi core, 10% bond governativi periferici e 88% obbligazioni corporate e high yield. Data l'ormai elevata offerta di Etf sui bond societari, è oggi possibile per gli investitori ottimizzare la componente corporate di portafoglio, utilizzando, ad esempio, Etf su bond a tasso variabile”.

Infine, Mauro Giangrande, head of Passive Distribution for Southern Europe di Deutsche AM, ha introdotto due possibili strategie tramite Etf sul reddito fisso: "Una prima opportunità è data dagli Etf obbligazionari short, che consentono di realizzare performance positive nelle fasi di rialzo dei tassi d'interesse. Tuttavia, è importante ricordare come questi strumenti presentino un carry negativo, ovvero che, investendo in questi prodotti, anziché ricevere le cedole, ci si ritrova a doverle pagare, per cui è indispensabile una buona gestione tattica. Una seconda possibilità è quella degli Etf su bond inflation linked, che si differenziano dalle emissioni tradizionali per la loro duration inferiore, in quanto il prezzo dipende, oltre che dal tasso d'interesse, anche dall'inflazione attesa”.



MondoETF

 Dalla ricerca di Lyxor, i trend trimestrali degli Etf Smart Beta, in Europa

Gli indici Smart Beta si basano su regole, e non si affidano alla capitalizzazione di mercato. Per classificare tutti i prodotti inclusi in questa categoria, Lyxor ha utilizzato tre segmenti. Innanzitutto, l’approccio risk based, che si fonda sulla volatilità e su altri metodi quantitativi. In secondo luogo, le strategie fundamental, basate sull'impronta economica di un'impresa (mediante coefficienti contabili) o di un paese (mediante parametri macroeconomici). Infine, l’approccio factor, che include gamme omogenee di prodotti basati su singoli fattori e prodotti multi-factor, concepiti espressamente per la factor allocation.

Nel primo trimestre 2016, gli Etf Smart Beta hanno evidenziato flussi positivi per 2 miliardi di euro, con afflussi record su base annuale, a febbraio 2016, per 907 milioni, e un ottimo andamento a marzo con nuovi attivi per 807 milioni. Il dato trimestrale equivale all'importo raccolto nel primo trimestre 2015, in un contesto in cui gli ETF azionari hanno subito significativi deflussi a livello globale.

Da inizio anno, gli Etf di tipo risk based hanno registrato gli afflussi maggiori, con un record per gli Etf minimum volatility a quota 1,2 miliardi di euro. A causa delle forti incertezze che caratterizzano il panorama economico e monetario a livello globale, gli Etf low volatility hanno continuato a suscitare un notevole interesse, in particolare quelli su indici Usa e globali.
Nella categoria factor allocation, gli Etf multi-factor hanno continuato a registrare afflussi, per 357 milioni di euro (YtD), soprattutto su indici europei, poiché gli investitori cercano fonti di diversificazione, date le scarse performance dei mercati azionari.
Nella categoria fundamental, gli Etf di qualità incentrati sul reddito hanno tratto vantaggio dal contesto di rendimenti bassi, in virtù del loro interessante profilo di rischio-rendimento.

 Una via d'accesso al Giappone con cambio coperto e un approccio a minima varianza

Ossiam, società di gestione specializzata negli Etf Smart Beta e filiale di Natixis Global Asset Management, ha recentemente messo a disposizione degli investitori italiani la versione hedged del suo Etf Minimum Variance sull’azionario giapponese, lanciato a febbraio.

Già quotato sullo Xetra di Francoforte e all’Euronext di Parigi, il nuovo Ossiam Japan Minimum Variance Nr – Ucits Etf Hedged Index 1C (Eur) [Isin: LU1254453902, Bbg code: JHMV IM] ha un Ter dello 0,65% annuo, capitalizza i dividendi, e permette d’investire sul mercato azionario giapponese mitigando l’impatto derivante dall’oscillazione del tasso di cambio Eur/Jpy.
Il nuovo Etf di Ossiam replica l’indice di strategia Japan Minimum Variance Euro Hedged Index Nr (Net Total Return in yen, Bbg code: JPMVEHNR), elaborato e fornito da Standard & Poor’s Dow Jones, e mira a offrire il rendimento assoluto netto dei titoli più liquidi dell’indice S&P/Topix 150, scelti in modo trasparente attraverso l’approccio Minimum Variance di Ossiam.

Bruno Poulin, Ceo di Ossiam, ha commentato: “In un contesto globale segnato da un ritorno della volatilità, la strategia Minimum Variance costituisce una soluzione adatta per gli investitori che desiderano investire sull’azionario, riducendone, però, la volatilità. In particolare, questo nuovo strumento nasce dalla richiesta degli investitori di avere una soluzione efficiente capace di minimizzare il rischio volatilità e, contemporaneamente, di proteggere da fluttuazioni avverse del tasso di cambio”.

Le oscillazioni dei tassi di cambio, infatti, possono incidere molto sull’andamento degli investimenti effettuati su mercati fuori dall’Eurozona, ma spesso gli investitori non prestano attenzione a questo potenziale rischio. L’Etf Eur-Hedged di Ossiam, invece, consente di investire sull’azionario giapponese anche a chi non ha nessuna view sull’andamento della valuta locale.
Con questa quotazione, salgono a sei gli strumenti Minimum Variance di Ossiam quotati a Piazza Affari. Il player francese, infatti, ha già applicato questa strategia innovativa a tutti i più importanti universi d’investimento azionario: Europa, Usa, Giappone, mondo sviluppato e paesi emergenti.


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