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Maggio 2016 (Anno VII - Nr. 69)



Quando si parla di investimenti, una delle regole base è la diversificazione. Molti studi, iniziati decenni fa, hanno chiaramente dimostrato che l’asset allocation è responsabile per almeno il 90% dei risultati di portafoglio.
La correlazione è uno dei principali fattori da tenersi in considerazione, anche tra diverse asset class, nonché tra gli strumenti che saranno utilizzati per realizzare l’investimento. La volatilità delle varie classi di attivo dovrà, poi, essere parimenti considerata, al fine di creare un portafoglio a rischio controllato, che rispecchi quanto più possibile le proprie aspettative in termini di rendimento e durata dell’investimento.
Se partiamo dalle “regole base” della diversificazione, un portafoglio “modello” avrà una quota di azionario, una di obbligazionario e una di commodity – tra il 5 e 10 percento, quest’ultima, secondo vari studi che hanno analizzato la frontiera efficiente di portafoglio – in cui il peso delle prime due asset class varierà essenzialmente sulla base del profilo di rischio dell’investitore.
Chi affida il patrimonio da investire alla proprie banche (in Italia, il 90% circa degli asset investiti sono da esse controllati), tipicamente delega a più gestori l’amministrazione dello stesso, attraverso l’investimento in fondi/sicav o gestioni patrimoniali. Certamente, otterrà una diversificazione dell’investimento, ma sarà sufficiente?
Oltre al rischio di mercato, infatti, il risparmiatore si assumerà il rischio della gestione attiva, che non sempre è, poi, così “attiva”. Inoltre, le scorecard S&P Indices Versus Active (SPIVA), che hanno recentemente incluso anche l’Italia, tra i paesi in cui sono analizzate (ma non solo) le performance dei fondi attivi rispetto ai loro benchmark, hanno rivelato che, nonostante circa il 60% dei fondi attivi abbia superato il proprio benchmark nei periodi di uno e tre anni, solo il 21% di questi fondi è riuscito a sovraperformare sull’arco dei dieci anni.
Ecco, secondo me andrebbero riviste le “regole” di diversificazione, iniziando a monte la suddivisione dell’investimento, tra gestione attiva e passiva, quanto meno in pari misura.
Ci sono oltre mille Etf ed Etp quotati su Borsa Italiana, anche con strategie mirate, e bravi consulenti indipendenti capaci di indirizzare i risparmiatori verso le scelte d’investimento più efficienti e loro più appropriate.

Marco Ciatto
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